“La sfera magica – Capitolo due” di Elena Ungini – Aspettando il Natale…

Tempo stimato di lettura: 7 minuti

Bentornati su Le fiamme di Pompei per il progetto “Aspettando il Natale con Elena Ungini”. La settimana scorsa abbiamo pubblicato il primo capitolo del racconto lungo “La sfera magica” (potete trovarlo qui) e oggi siamo pronti per continuare la lettura….

Allora divano, tisana, bimbi pronti all’ascolto e……un capitolo della fantastica Elena Ungini !!
Buona lettura!

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LA SFERA MAGICA

CAPITOLO DUE

Indeciso sul da farsi, Daniel non disse nulla e si fermò a guardare l’anziana che attraversava la strada, raggiungendolo.

“Buonasera”, rispose, asciutto.

La donna lo guardava, gli occhi luminosi e chiari, i capelli bianchi che spuntavano da sotto una goffa cuffia di lana scura. Il cappotto era rattoppato in più punti e un po’ sgualcito, mentre una lunga sciarpa arancione le pendeva lungo un fianco. Le sue labbra erano ancora increspate da un vago sorriso che non prometteva nulla di buono. Daniel aveva imparato fin troppo bene che la gente, spesso, sorrideva per trarti in inganno. Fu sul punto di mettersi a correre, di fuggire via, trascinando la sua piccola amica con sé, quando la donna tolse dalla tasca qualcosa e, per un istante, Daniel si sentì gelare il sangue e credette di essere arrivato alla fine dei suoi giorni. Ma la donna aprì la mano e mostrò al bambino un piccolo oggetto sferico: una di quelle palle di vetro con dentro un paesaggio e la neve che cade.

“Ti piace?”, gli chiese.

“É carina”, rispose lui, confuso.

“Prendila, è tua. Te la regalo”. La donna gliela mise in mano.

“Fanne buon uso”, disse ancora la signora, strizzandogli l’occhio e allontanandosi.

Daniel fissò la sfera perplesso, poi alzò la testa per replicare qualcosa, ma la donna era sparita.

“Ma dov’è finita?”, chiese Greta, guardandosi intorno.

“Non ne ho idea! Sembra scomparsa”.

“Chi era quella donna?”

“Non lo so, non l’ho mai vista. Ma lei sapeva il mio nome…”

“Dici che c’è da fidarsi? Della sfera, voglio dire?”

“Be’… che male ci può fare una sfera di vetro?”

Daniel la osservò meglio: il paesaggio all’interno era composto da una piccola baita di legno, sormontata da tre grandi pini. Sullo sfondo c’erano montagne altissime, coperte di neve. Sulla destra, una piccola foresta di abete rosso. Daniel la voltò, poi la rivoltò di nuovo, e il pulviscolo bianco contenuto nella sfera prese a vorticare nel liquido, creando l’effetto neve. All’improvviso, qualcosa di strano accadde: nella piccola baita si accese una luce. Daniel, stupito, la vide farsi sempre più luminosa e rischiarare la loro strada.

“Ma che succede?”, esclamò Greta, stringendo forte la mano dell’amico, impaurita.

“Non lo so”, rispose lui, stupito. Ora la luce si era fatta fortissima e rischiarava a giorno l’area dove i due ragazzi si trovavano. La neve intorno a loro turbinava forte e si era alzato il vento, un vento freddo, dispettoso, che cercava di sfilare loro le sciarpe e le giacche. Chiusero gli occhi, abbagliati dalla luce ormai accecante, e si sentirono come sollevare in aria, trascinare di qua e di là, sbattuti dal vento. Poi tutto cessò e si ritrovarono a faccia in giù nella neve, al buio.

Daniel sputò un po’ di neve e si rialzò, guardandosi intorno.

“Greta! Dammi un pizzicotto, presto!”, esclamò, porgendo la mano alla sua amica e aiutandola a rialzarsi. Lei si guardava intorno stupita: il posto dove si trovavano era identico a quello dentro la sfera di cristallo. Diede un pizzicotto a Daniel e lui fece altrettanto, ma la visione non cambiò.

“Non può essere: ci troviamo… dentro la sfera!”, esclamò, fissando incredulo la capanna e i tre grandi pini, le montagne e tutto il resto del paesaggio che fino a qualche momento prima aveva ammirato all’interno del piccolo oggetto di vetro.

Guardò la sfera, ma si accorse che al suo interno non vi era più alcun paesaggio montano. Ora, al posto della baita e dei pini, c’era un quartiere della città di Brescia, con i suoi grattacieli, le panchine, le strade e gli alberi di tiglio ormai spogli di foglie. I due bambini si guardarono impietriti dal terrore.

“Che facciamo adesso?”

“Forse potremmo chiedere ospitalità in quella capanna: la luce è accesa…”, affermò timidamente Greta.

Proprio in quel momento la porta della capanna si aprì e ne uscì una ragazza splendida, vestita di bianco, con lunghissimi capelli biondi. Il suo viso era candido, di un colorito quasi spettrale.

Si avvicinò ai bambini, sorridendo.

“Tu… sei un fantasma?”, balbettò Daniel, spaventato.

“Un fantasma? No che non sono un fantasma! Sono Alia, la principessa di Memoryland. Venite, vi stavamo aspettando”.

“Ci… ci aspettavate?”

“Certo! Entrate e riscaldatevi”. I due bambini entrarono nella capanna e si resero conto che era il posto più strano dove fossero mai stati: tutte le pareti erano tappezzate di cassetti, alcuni aperti, altri chiusi. Non vi erano mobili, solo alcune sedie davanti al camino, dove scoppiettava un enorme fuoco acceso. Il tepore li invase mentre prendevano posto su quelle sedie, con la principessa proprio di fronte a loro. Una domestica servì loro della cioccolata calda in grosse tazze.

“Grazie”, risposero confusi i due bambini. La tennero per un po’ fra le mani, scaldandosele, poi presero a sorseggiarla lentamente.

“Vi chiederete dove siete e perché siete qui…”, incominciò la donna. Mentre parlava, un cassettino dietro di lei si aprì da solo e ne uscirono quelli che sembravano dei drappi di seta trasparente, rosa. I drappi presero a fluttuare nell’aria, per poi uscire tranquillamente dalla finestra che si aprì al loro passaggio e poi si richiuse.

“Sì”, trovò il coraggio di rispondere Daniel, ora più stupito che spaventato..

“Innanzi tutto, vi trovate a Memoryland, cioè nella terra dei ricordi. É qui che stanno tutti i ricordi degli uomini. Quello che avete appena visto partire verso la Terra era un ricordo felice, che qualcuno ha rievocato”.

“Vuol dire che non ci troviamo sulla Terra?”, chiese Daniel, intimorito.

“No. Memoryland non è sulla Terra. Ci troviamo in un’altra dimensione. Questa è la baita dove tutti i ricordi degli uomini stanno immagazzinati. Ho voluto ricevervi qui perché era mia intenzione mostrarvi come funziona la cosa, per farvi capire meglio. Ci siete fin qui?”

Daniel deglutì qualcosa, poi si rivolse a Greta:

“Sai, credo che i tramezzini al tonno fossero avariati… sto facendo uno strano incubo!”

Alia rise e la sua risata argentina parve echeggiare in tutta la baita.

“Venite, vi mostro una cosa”.

I bambini la seguirono all’interno della baita, percorrendo almeno una trentina di stanze diverse, tutte enormi e tutte ricolme di cassetti di ricordi.

“Questo è un ricordo triste”, spiegò loro Alia, mentre un lembo che pareva di seta nera usciva dal cassetto e si dirigeva verso la finestra.

“É incredibile! Questa baita, da fuori, sembrava piccolissima: invece è enorme”, commentò Greta.

Giunsero di fronte a una sfera di cristallo, posta su un piedistallo. Al suo interno si vedeva una profonda nebbia ma, quando Alia la toccò, divenne improvvisamente trasparente.

Poi, per magia, apparve una scia di lembi di seta, o ricordi, che scivolavano verso la Terra, un puntolino lontano.

“Ecco, vedete? Quando una persona qualsiasi pensa a un ricordo, esso parte da qui e arriva fin sulla Terra. Almeno, così dovrebbe essere…”

“Che vuol dire?”

“Vedi, Daniel, noi sulla Terra abbiamo dei “custodi”, che devono controllare che i ricordi giungano a destinazione e che tutto vada per il meglio. Purtroppo, però, uno di questi custodi ci ha recentemente informato che molti ricordi non sono arrivati ai loro legittimi proprietari. Questo crea confusione, capite? Provate a pensare cosa succederebbe se un ricordo, magari un segreto, finisse nella testa dell’uomo sbagliato”.

Daniel non aveva idea di cosa sarebbe potuto succedere, ma di certo non avrebbe avuto piacere che un suo segreto, o anche solo un suo ricordo, fosse finito nella testa di qualcun altro.

“Sapete… purtroppo, l’ultima volta che i ricordi sono stati rubati, sono successe cose terribili: è stato nel 1940. I ricordi del terribile conflitto avvenuto nel 1915 furono sottratti dalle menti della gente e da quelle dei politici, così si scatenò un’altra terribile guerra mondiale. Naturalmente, la mancanza di ricordi non fu il solo motivo dell’inizio della guerra, ma ebbe la sua parte anche quello. Ora, immaginatevi se dovesse succedere di nuovo, nel clima in cui si trova la Terra oggigiorno”.

“Sarebbe una catastrofe!”, osservò Daniel, spaventato.

“Già, senza contare gli altri effetti negativi che la mancanza di ricordi possono provocare: persone che smarriscono la strada di casa, bambini che non riescono a ricordare il volto del nonno o del genitore venuto a mancare, ecc.”

Daniel fissò la principessa attonito: era terribile.

“Ma cosa è successo? Che fine fanno i ricordi, allora?”, domandò poi.

“Nessuno lo sa. Spariscono e basta. Non giungono a destinazione. Per questo sei stato portato qui, Daniel”.

“Io? Ma che c’entro io? Io non ho rubato i ricordi di nessuno!”

“Questo lo sappiamo, Daniel. Tu sei qui per aiutarci a risolvere il nostro problema”.

“Aiutarvi? E come posso aiutarvi?”

“Tu dovrai scoprire dove sono andati a finire i ricordi, e riportarli qui”.

Daniel la fissò un momento, inebetito. Di tutte le stramberie di quel giorno, quella era veramente la più grossa.

“Io non ho la più pallida idea di come posso fare per…”, ma lei lo tranquillizzò con un gesto della mano.

“Ora ascoltami, Daniel: il tempo stringe. I ricordi sottratti sono ogni giorno di più e tu devi darti da fare. C’è una vecchia, sulla montagna di pietra. Lei può vedere futuro, passato e presente. Ho mandato da lei i miei emissari, per chiederle di vedere dove si trovano ora i ricordi, ma lei, che da sempre si prende beffa di chiunque, ha cacciato via i miei ambasciatori in malo modo. Forse tu riuscirai a farle dire cosa sta succedendo. Vai da lei, Daniel. Chiedile dove sono i ricordi”.

“E lei crede che a me risponderà?”

“Non lo so, Daniel. Ma so che se la tua missione dovesse fallire, difficilmente per la Terra ci sarebbe scampo”.

“Ma non sarebbe più semplice seguire la scia di ricordi e vedere dove va?”

“Sulla Terra i ricordi sono invisibili a chiunque, Daniel. Quando arrivano nell’atmosfera terrestre, perdono colore e consistenza”.

“Ma se sono invisibili, come hanno fatto a rubarli?”

“É quello che devi scoprire! Per favore, Daniel… abbiamo bisogno di te”.

Daniel fissò Greta, ansioso.

“Che cosa facciamo?”, le chiese, ma in realtà aveva già preso la sua decisione: nella sua vita non aveva mai avuto paura di niente, dopotutto.

“Non lo so”, rispose Greta, un po’ confusa.

“Non siete obbligati ad accettare, naturalmente”, disse tristemente la principessa “ma sappiate che conto su di voi: siete gli unici che possono portare a termine con successo questa missione”.

“Come fa a saperlo? Perché proprio noi?”

“Vedi Daniel, la donna che ti ha dato la sfera… lei ti ha scelto. Quando si è accorta che qualcosa non andava, sulla Terra, ti ha regalato la sfera, facendoti diventare il custode assoluto dei ricordi. Se ha scelto te, un motivo ci dev’essere, credimi”.

Daniel fissò ancora la sfera che teneva in mano. La città di Brescia stagliava i suoi alti grattacieli sotto i suoi occhi verdi.

“Ti basta girare di nuovo quella sfera per tornare a casa, alla tua vita di sempre”, spiegò Alia.

“Perché è venuta con me anche Greta, se sono io il custode dei ricordi?”, chiese Daniel, dopo un momento di perplessità.

“Era accanto a te quando hai capovolto la sfera. Ricorda: se la capovolgerai, chiunque sarà accanto a te tornerà nel tuo mondo. Lo stesso avverrà nel tuo mondo, se vorrai tornare qui”.

Daniel si ficcò in tasca la sfera, poi fissò Greta:

“Dovresti aspettarmi qui. É troppo pericoloso per te”.

“Hai deciso di accettare la missione?”, s’informò lei.

“Sì”.

“Allora vengo con te”, rispose decisa.

“Non puoi! È troppo pericoloso!”

“Non mi lascerai qui, Daniel. Voglio venire con te”. Greta era troppo risoluta per poter obiettare, e Daniel finalmente si arrese.

“Sapevo di poter contare su di voi”, commentò la principessa, battendo le mani per la contentezza.

Elena Ungini

Arrivederci al prossimo capitolo!

Mirtilla Malcontenta
Le fiamme di Pompei

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