Shining

Recensione Shining di Stephen King edito Bompiani

Tempo stimato di lettura: 9 minuti

Recensione Shining di Stephen King edito Bompiani

 

Trama

L’Overlook, uno strano e imponente albergo che domina le alte montagne del Colorado, è stato teatro di numerosi delitti e suicidi e sembra aver assorbito forze maligne che vanno al di là di ogni comprensione umana e si manifestano soprattutto d’inverno, quando l’albergo chiude e resta isolato per la neve. Uno scrittore fallito, Jack Torrance, con la moglie Wendy e il figlio Danny di cinque anni, accetta di fare il guardiano invernale all’Overlook, ed è allora che le forze del male si scatenano con rinnovato impeto: la famiglia si trova avvolta ben presto in un’atmosfera sinistra. Dinanzi a Danny – che è dotato di un potere extrasensoriale, lo “shine” – si materializzano gli orribili fatti accaduti nelle stanze dell’albergo, ma se il bambino si oppone con forza a insidie e presenze, il padre ne rimane vittima.

 

Shining

Recensione Shining di Stephen King edito Bompiani


Recensione Shining di Stephen King edito Bompiani

I mostri sono reali e anche i fantasmi sono reali.
Vivono dentro di noi e, a volte, vincono.

Stephen King scrisse Shining alla fine degli anni 70, ambientando l’opera in un hotel perché influenzato dal suo recente soggiorno con la moglie presso lo Stanley Hotel poco prima che questo chiudesse per la pausa invernale. Inizialmente la storia doveva essere ambientata in un parco divertimenti ma l’aspetto spettrale dell’hotel avviato alla chiusura temporanea ribaltò completamente l’idea dell’autore catapultando le vicende nell’inquietante e immaginario Overlook, sulle montagne del Colorado.

Il titolo, The Shining in inglese e Shining in italiano, si riferisce alla luccicanza.

E’ una sorta di potere del quale alcune persone sono dotate. Potere incredibile e terribile che dona gioia e terrore a chi lo possiede. Chi è baciato dalla fortuna dello Shining può entrare in contatto telepaticamente con altri dotati dello stesso potere, sentire empaticamente i sentimenti e gli stati d’animo degli altri e vivere esperienze soprannaturali. L’idea di chiamare l’opera The Shining è venuta a King ascoltando una canzone di John Lennon – Instant Karma – che diceva

How in the world you gonna see
Laughin’ at fools like me?
Who on earth d’you think you are
A super star?
Well, right you are
Well, we all shine on
Like the moon and the stars and the sun
Well, we all shine on
Everyone come on

Alcuni anni dopo la pubblicazione del libro, Stanley Kubrick rese la storia un film cult che ancora oggi fa scuola.

The Overlook Hotel

The Overlook Hotel – The Shining

Ma addentriamoci nella storia di questo libro così terrificante…

Jack Torrance – ex insegnante, scrittore in declino ed ex alcolista – cerca di mantenere la sua famiglia, la moglie Wendy e il piccolo Danny, scrivendo una commedia che però fatica a vedere la luce. Le insistenze del suo editore, la sete di alcol e gli sguardi accusatori della moglie non sono però di aiuto e in poco tempo Jack si ritrova con un blocco dello scrittore che gli arreca frustrazione e riaccende in lui una vecchia abitudine, gli accessi d’ira.

Jack decide, preso da un moto di apprensione per la sua famiglia, di mettersi alla ricerca di un nuovo lavoro che potesse sfamarli in attesa che la sua commedia sbanchi al botteghino, trova così lavoro all’Overlook. L’Overlook, un famoso hotel sulle montagne del Colorado, nei tempi passati è stato ospite di molti personaggi famosi e ha visto accadere fatti gravi come omicidi e suicidi. Ancora più spaventoso è ciò che è successo alla precedente famiglia di custodi, padre madre e due figlie piccole…tutti morti, uccisi dalla follia….

La famiglia Torrance vive spesso momenti di instabilità non solo economica ma soprattutto emotiva, sono tutti mentalmente instabili a modo loro.

Vediamo meglio chi sono i Torrance

Jack Torrance è un uomo di mezz’età  che sogna da sempre di fare lo scrittore. Ex insegnante in una scuola di preparazione universitaria privata, è stato cacciato da lavoro quando in un momento d’ira ha picchiato uno studente che lo accusava di scorrettezze durante i test. Jack non è nuovo alla brutalità, viene da una famiglia disastrata dove il padre “dava la purga” a tutti, picchiava con un bastone la moglie e tutti i figli. Lui era il preferito del padre ma questo non lo salvava certo dalla sua violenza, era semplicemente l’unico che riuscisse ad avere un po’ di amore da un uomo arido e meschino.

L’eredità di famiglia di Jack si ripete nel tempo con l’alcolismo (provocato secondo il protagonista dalla moglie Wendy noiosa e oppressiva) e sfocia nella violenza quando trova Danny sulla sua scrivania in mezzo alle carte della famosa commedia che non vede mai la luce:

Aveva fatto piroettare Danny per sculacciarlo, le grosse dita di adulto affondate nella tenera carne dell’avambraccio del bimbo, strette a serrarsi in un pugno. Lo schiocco secco dell’osso che si spezzava non era stato forte; e tuttavia era stato fortissimo, enorme, ma non forte. Un suono peraltro sufficiente a perforare come una freccia la nebbia rossa: ma anziché far entrare la luce del sole, aveva fatto irrompere le nuvole plumbee della vergogna e del rimorso, il terrore, le convulsioni agoniche dello spirito.

 

Wendy – moglie di Jack – è una donna modesta, la sua gentilezza e pacatezza sono estremamente marcate e si contrappongono in modo assolutamente evidente alla sua innata predisposizione all’autocommiserazione. E’ depressa, si sente inadeguata in qualsiasi situazione e incolpa Jack del suo stato d’animo perennemente angosciato. Incolpa anche la madre, una pessima madre tanto quanto lo è stato il padre di Jack anche se in modi diversi, di averla resa succube e inadatta e vive con l’eterna paura di diventare come lei e di non aver davvero meritato l’amore del padre. Una figura angosciante, giudicante e negativa. Non è negativa come il marito, ma a modo suo, nella sua perenne ricerca della perfezione materna, rende la vita degli altri una corsa a ostacoli.

Era rimasta con Jack per il bene di Danny, più di quanto fosse disposta ad ammettere nelle ore di veglia, ma ora che sonnecchiava, poteva riconoscerlo: Danny era stato di Jack, quasi dal principio. Su questo punto non c’era alcuno dubbio. Proprio come lei era stata di suo padre, quasi dal principio.

Danny Torrance è un bambino vivace, divertente e precoce che è nato in una famiglia troppo complicata. La sua grande caratteristica è la luccicanza, sente i sentimenti degli altri, i loro pensieri e se si concentra molto bene può comunicare telepaticamente con altre persone dotate dello shining. Danny ha un amico, il suo miglior amico, si chiama Tony ed esiste solo nella sua immaginazione. Tony all’inizio lo trasportava con la mente in posti meravigliosi dove lui poteva nascondersi e divertirsi mentre in casa si consumavano le classiche tragedie di chi ha genitori tristi e un padre alcolizzato.

Col tempo però, soprattutto nei pochi mesi precedenti al trasferimento all’hotel, Tony gli mostra immagini raccapriccianti, spaventose e spesso indecifrabili. Danny gli chiede di smettere e, quando Tony si fa più insistente, cerca di escluderlo dai suoi pensieri. Le allucinazioni però, se così si possono chiamare, si fanno più forti e una parola inizia a farsi strada nella mente di Danny, una parola indecifrabile e spaventosa: REDRUM. Cosa vuole dire Tony a Danny? Perché il bambino non riesce a staccarsi dalle immagini terrificanti che popolano la sua mente giorno e notte? Danny è sempre preoccupato per il suo papà, pensa sempre a lui e cerca di “sentire” i suoi sentimenti quando sono lontani. E proprio quando cerca di capire se il padre sta bene, arrivano le immagini terribili che lo fanno sentire in pericolo.

Gli parve di scorgere un’ombra più cupa, ritta alla fermata dell’autobus, un isolato più in là; ma era difficile dire se fosse qualcosa di reale o solo un’illusione ottica. 
Non andare Danny….
Poi tornò a soffiare il vento, costringendolo a strizzare gli occhi, e l’ombra alla fermata dell’autobus non c’era più…ammesso che mai ci fosse stata. Indugiò alla finestra per 
(un minuto? un ora?)
qualche momento ancora, ma non accadde più nulla. 

Il piano della famiglia Torrance per i cinque mesi di soggiorno all’Overlook, isolati dal mondo in mezzo alla neve delle montagne del Colorado, è quello di rinsaldare i loro legami e dimenticare le vecchie vicende che hanno lasciato tra loro fratture insanabili. La vita nell’hotel inizia in modo così semplice e divertente che nella mente di Wendy nulla può andare storto, Jack scrive come non ha mai scritto prima e Danny sembra non parlare più con il suo amico immaginario. Lei riesce a prendersi cura di tutti senza timori e la vista scorre lenta e piacevole come mai ha fatto da molti anni.
Prima di restare soli, il cuoco dell’hotel – il signor Halloran, anche lui dotato dello shining – intima a Danny di non avvicinarsi alla camera 217 per nessun motivo e lo rincuora dicendogli che tutto ciò che sentirà e vedrà durante il suo soggiorno sarà solo nella sua immaginazione e basterà volgere lo sguardo per farli sparire.

Se ci fossero complicazioni…fammi un fischio. Un richiamo fortissimo come quello che mi hai lanciato qualche minuto fa. Sarò in grado di udirti anche giù in Florida. E se ti sento, arriverò di corsa.

Avviò con gesto brusco il motore, innestò la marcia e mise in moto, sforzandosi di non voltarsi a guardare. 
E naturalmente lo fece, e naturalmente il porticato era deserto. 
Erano rientrati. 
Era come se l’Overlook li avesse inghiottiti. 

Presto Danny inizia a sentire delle voci e delle presenze.

Lo attraggono in angoli dell’hotel che non dovrebbe visitare e si ritrova spesso catapultato in allucinazione sempre più reali e spaventose. Allo stesso modo Jack, dopo poche settimane dall’inizio del loro soggiorno, inizia ad essere morbosamente attratto dalle vecchie violente vicende del posto, una forza incredibile lo assorbe e lo trattiene nei locali della caldaia, che dovrebbe controllare più volte al giorno per la sicurezza della struttura, dove sono riposti stralci di giornali locali che riportano notizie di omicidi e suicidi.
Wendy comincia a preoccuparsi per le manie di Jack che la riportano a quando beveva troppo e per Danny che sempre più spesso diventa catatonico o si agita nel sonno in preda a terribili incubi.

L’Overlook è pieno di presenze inquietanti che si risvegliano inizialmente solo la notte e riprendono vita con balli in maschera, siepi a forma di animale che si muovono furtivamente all’esterno e una donna morta in una vasca da bagno che non vede l’ora di avere per le mani il malcapitato di turno per soffocarlo a morte.

Il male inizia a insinuarsi nella mente dei Torrance e prende forma nelle loro paure e nei loro vizi.

Jack inizia a bere alcol invisibile che un solerte Lloyd, ex cameriere dell’Overlook, gli serve con gentilezza al bancone del bar mentre gli spettri danzano nel salone e fanno festa come se non fossero mai morti.
Danny cede all’unico divieto che gli è stato dato e Wendy, in preda all’isteria, accusa Jack di aver fatto del male al figlio senza interrogarsi su ciò che succede intorno a loro.
Tutto precipita quando l’Overlook fa un’offerta irripetibile a Jack, uccidili tutti e diventerai il nuovo direttore dell’hotel dei morti.
Finalmente qualcuno che crede in lui, che non lo critica e lo stima.
Questa è un’offerta che non si può declinare. E’ così che inizia la caccia finale, quella in cui tutti sono in pericolo e tutti sono cacciatori. Danny da la caccia ai mostri, sicuro di poter vincere finché non si rende conto di essere lui stesso cacciato, da suo padre…
Wendy da la caccia a Jack, sicura che lui sia impazzito.
Jack da la caccia a moglie e figlio per poter ottenere un avanzamento di carriera e magari poter ballare ancora con quella bellissima morta che gli fa la corte…
L’albergo si è impossessato di lui, Danny. L’Overlook si è impossessato del tuo papà. Mi capisci?

Giù la maschera a mezzanotte!

Questa frase viene ripetuta spesso all’interno del romanzo, sia nella testa di Danny quando è in preda alle allucinazioni, sia quando Jack si ubriaca con Lloyd nella sala da ballo. Sembra una semplice frase inquietante studiata per dare ansia al lettore, ma ai più attenti risulterà facile abbinarla alla grande opera di Edgar Alla Poe (che ha influenzato King in molte delle sue opere) del 1842 La maschera della morte rossa dove, a una festa in maschera in un castello, la morte si introduce rivelando la sua identità solo quando gli invitati gli tolgono la maschera. Una volta scoperto chi si celava sotto il travestimento, ovvero nessuno, tutti cadono a terra senza vita e la morte prende possesso del castello.
E’ così che la morte su introduce nella vita dei personaggi di Shining, mascherando l’Overlook da opportunità per poi rivelarlo per ciò che è, la fine di tutto.

Shining si può interpretare in molti modi. Si può prendere per quello che è, un horror strutturato magistralmente. Oppure si può interpretare come una grande storia paranormale, dove l’autore ci dice che tutte le realtà esistono e bisogna saperle affrontare. Dove ci dice che i morti tornano e non sempre sono benevoli.

Oppure, come la vedo io, Shining non è altro che un grande ritratto della mente dell’uomo con tutte le sue paure e imperfezioni. L’Overlook è dentro di noi, sono i ricordi dei bei tempi che furono che si mescolano con quelli terribili delle pessime azioni che abbiamo commesso. E’ la nostra parte cattiva che teniamo silente perché come ci insegnano fin da piccoli “non si fa, non si dice e non si pensano neanche certe cose”. L’Overlook sono le inibizioni che crollano e la grande rabbia che prende il sopravvento facendoci impazzire. E’ il risentimento e l’ansia di dover fare misto a una grande dose di paranoia.
Jack impazzisce perché nessuno crede in lui, nessuno crede che possa cambiare e che possa scrivere la sua commedia. Tutti gli dicono che riuscirà ma lui sa bene che non lo pensano davvero. Wendy inizia ad essere isterica perchè sa che suo marito fallirà, che lei invecchiando somiglierà e sua madre e che per quanto lui possa essere un mostro, Danny vorrà sempre più bene al padre.
Danny cede e viola il divieto perché la sua morbosa curiosità per ciò che non capisce è troppo forte, più forte della paura della morte.
L’Overlook è solo un hotel, ma in realtà è una cella immaginaria fatta di debolezze e nevrosi che imprigiona i tre protagonisti tirando fuori i loro lati peggiori e lasciando che si scontrino l’uno con l’altro, fino a distruggersi a vicenda.
Shining è un’opera magistrale, terrore e orrore si alternano dalla prima all’ultima pagina.
E’ un libro che si può leggere solo quando è giorno perché di notte prende forma nella testa del lettore e, come Tony con Danny, lo porta nella stanza 217 col collo tra le mani della terribile donna sfigurata e assetata di morte.
Ti fa sentire le voci e ti fa dubitare della tua sanità mentale. In fondo tutti noi abbiamo un Overlook nella testa, dobbiamo solo rifiutare le lusinghe dell’hotel…

Tempo di lettura del libro: 6 giorni

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Cosa ho ascoltato durante la lettura:

Potete trovare il libro qui:

 

Recensione Shining di Stephen King edito Bompiani
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Voto: VotazioneVotazioneVotazioneVotazioneVotazione Recensione di: Laura Cammareri
Scheda libro

Titolo: Shining
Autore: Stephen King
Data pubblicazione*: 01/01/1977
Editore: Bompiani
Lingua: Italiano
Genere: Horror - thriller - soprannaturale
ISBN: 8845295303
Autore recensione: Laura Cammareri
Valutazione recensione: 5
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